Sovraesposta

Giovedì pomeriggio. La prima pedicure.

In pratica una totale estranea ti fa sedere su una poltrona tu infili i piedi in una bacinella lei si infila i guanti prende qualche attrezzo che ruota ed emette rumori striduli e poi inforca una mascherina; ti prende un piede poi un altro, ti toglie le pellicine, massaggia, mette creme, ogni tanto dice “piega… stendi… metti giù”. E intanto la tua vagina è esattamente davanti la sua faccia, ma l’unica cosa a cui riesci a pensare è se hai i calli sotto i piedi.

“Piega, stendi, metti il piede leggermente più avanti”.

Sei seduta davanti un’estranea, accaldata, coi piedi distrutti dalle ore in piedi a lavorare e ti senti sovraesposta.

Ore in piedi a lavorare.

Sei sovraesposta.

È il momento dello smalto: corallo.

Quando fai il cameriere passi ore in piedi a servire gli altri, sottoposto in continuazione allo sguardo di chi aspetta, di chi ti cerca, di chi vuole qualcosa, di chi sbraita, di chi aspetta.

E tutti guardano te, te che sei continuamente sovraesposta.

E se ti vedono sbadigliare, bofonchiare, ridere e sospirare, non te ne accorgi.

Sei continuamente esposta a uno sguardo sopra di te che non puoi controllare.

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